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L’IA può accelerare le ricerche sul Parkinson

L’intelligenza artificiale sta cambiando molti aspetti della nostra vita. La ricerca sul Parkinson non è esente dal suo impatto. Grazie a capacità di calcolo enormi, all’elaborazione di grandissime quantità di dati e ad algoritmi sofisticati, si aprono numerose nuove prospettive. Quali sono le principali opportunità? Quali i rischi? 

Che cosa hanno in comune la valutazione di video sui disturbi locomotori filmati tramite smartphone, la previsione delle difficoltà di controllo degli impulsi e la prognosi di problemi cognitivi? Sono tutti argomenti che in studi recenti sono stati trattati utilizzando l’intelligenza artificiale (IA). E questa è solo una piccola selezione: le pubblicazioni scientifiche sul Parkinson basate sull’uso di nuovi strumenti tecnologici sono sempre più numerose. Spesso si fa ricorso all’apprendimento automatico, un particolare settore dell’IA in cui i computer vengono programmati in modo da individuare autonomamente determinati pattern riconoscibili in grandi banche dati, per poi risolvere compiti basandosi sulle conoscenze così acquisite.

È una tecnologia che apre prospettive immense nel campo della ricerca sul Parkinson. In un recente articolo lo ha affermato anche la Michael J. Fox Foundation. Grazie all’analisi di enormi quantità di dati complessi, l’IA è in grado di cambiare la nostra comprensione della malattia e il suo trattamento. Questa dichiarazione fatta dalla fondazione del famoso attore di Ritorno al futuro, lui stesso parkinsoniano, ha il suo peso. Nessun’altra organizzazione privata investe infatti così tanti fondi nella ricerca sul Parkinson.

Diagnosi più precoci
L’IA trova applicazione in vari settori: può aiutare a riconoscere segnali d’allerta precoci che l’occhio umano non è in grado di identificare oppure fare previsioni affidabili sulla velocità con cui cambiano per esempio i disturbi locomotori o locutori e altri sintomi di una persona. L’intelligenza artificiale serve anche a pianificare studi clinici, affinché i ricercatori possano trovare più rapidamente le risposte che cercano.

Numerosi vantaggi
L’IA può fare avanzare la ricerca sul Parkinson in vari modi.

  • Si tratta di una tecnologia particolarmente efficace per identificare determinati pattern in set di dati biomedici. Consente per esempio di analizzare grandi quantità di dati genetici, scansioni cerebrali, misurazioni del liquido cerebrospinale, campioni ematici o dati di sensori portatili.
  • L’IA aiuta a predire il decorso della malattia di singoli pazienti.
  • Permette di avere nuove conoscenze su possibili sottotipi della malattia di Parkinson. 
  • L’IA contribuisce a chiarire i legami tra genetica e rischi ambientali, il che è importante per la diagnosi precoce e la prevenzione del Parkinson.

Rischi concreti
L’impiego dell’IA comporta anche rischi. La qualità dei risultati dipende molto dai dati utilizzati per allenare i modelli di intelligenza artificiale. A tale proposito, la ricerca sul Parkinson si scontra con gli stessi rischi che conosciamo dall’uso dell’IA in generale: i dati utilizzati sono spesso frutto di una selezione unilaterale. Alcuni gruppi sociali vengono trascurati, in particolare in funzione dell’età, del genere o dell’appartenenza etnica. Queste distorsioni sistematiche possono ridurre anche notevolmente la qualità dei risultati e condurre alla discriminazione di determinate categorie della popolazione.

Lo si è constatato in uno studio recente, in cui sono stati testati diversi modelli. I ricercatori sono giunti alla conclusione che la qualità delle diagnosi variava parecchio a seconda dello strato sociale. Per questo hanno chiesto provvedimenti per ridurre tali disuguaglianze nelle applicazioni di IA.

L’umano resta al centro
L’IA non sostituisce le persone che fanno ricerca scientifica. Ne è convinta anche la fondazione di Michael J. Fox. A capire il Parkinson, interpretare i risultati e farne uso sono sempre e ancora professionisti in carne e ossa. È infatti necessaria un’interazione tra competenza umana e computer performanti. Questo permetterà di individuare aspetti del Parkinson oggi ancora sconosciuti, sviluppare terapie migliori e misurarne in maniera più accurata l’efficacia. Alla fine, se la tecnologia viene utilizzata in modo responsabile, ne beneficiano tutti.

Agosto 2026

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