10 dicembre 2019

Parkinson e lavoro

Rivista No. 136/2019


Se una persona colpita dal Parkinson è ancora attiva professionalmente al momento della
diagnosi, bisogna chiarire questioni delicate. Una ex responsabile del personale descrive
possibili approcci volti a creare condizioni soddisfacenti.


Quando, dopo tanti esami e accertamenti medici, finalmente viene formulata la diagnosi, spesso si ha bisogno di una pausa per riprendersi dalla botta. Il dubbio inquietante lascia spazio alla certezza, e soprattutto per chi lavora sorgono subito domande che richiedono risposte celeri: com’è la situazione sul posto di lavoro? Chi informo, come e quando? Una cosa è sicura: solo un datore di lavoro bene informato può offrire il sostegno necessario per mantenere la persona affetta il più a lungo possibile nel processo lavorativo, attuando gli adeguamenti del caso. Se ciò non è più possibile, occorre accompagnare l’uscita dalla vita professionale, rendendo possibile una transizione dignitosa. Non esistono procedure standardizzate per situazioni di questo genere. Qui di seguito approfondiamo alcuni aspetti fondamentali.

Comunicazione
Il primo ostacolo è rappresentato dalla necessità di informare il datore di lavoro in merito alla diagnosi. Va coinvolto pure il servizio del personale. Solitamente questa comunicazione non sorprende più di tanto i superiori, poiché probabilmente sia loro, sia i colleghi di lavoro avevano già notato dei cambiamenti: andatura incerta, mano tremante, lentezza, ecc. In seguito bisogna decidere se parlarne anche con i colleghi: molti neodiagnosticati sono restii a divulgare queste informazioni. Va però tenuto presente che solitamente un team reagisce meglio a un’informazione franca e aperta che ai tentativi di nascondere fatti per altro evidenti.

Accertamenti
Il Parkinson mina l’efficienza e lo stato di salute delle persone affette. Di norma, un’eventuale ridu-zione della capacità lavorativa viene accertata dal medico al momento della formulazione della diagnosi. In ogni caso, è importante che il datore di lavoro (superiori e servizio del personale) parli con il dipendente ammalato per capire se può/desidera continuare a svolgere la sua funzione abituale. L’entità e la velocità con cui il Parkinson incide sulle competenze professionali richieste variano molto: la malattia può ad esempio intaccare la tolleranza allo stress, ostacolando la prestazione sotto pressione, la concentrazione, la capacità di parlare in pubblico. Può manifestarsi un rallentamento motorio che limita la gestualità, la mimica, i movimenti e l’eloquio. L’articolazione può diventare più sommessa, poiché la voce si indebolisce, soprattutto sotto stress, mentre l’andatura diventa strascicata. Possono comparire difficoltà a camminare e tremore. Bisogna chiarire come si ripercuoteranno a medio termine i sintomi già manifesti, per poi prendere in considerazione possibili adattamenti del posto di lavoro. È sorprendente vedere quante buone idee possono avere i responsabili quando si mettono alla ricerca di soluzioni. L’importante è volerlo. Se una ditta dispone di un Case Management, esso va senz’altro coinvolto per interpellare e coordinare gli attori esterni, come ad es. il medico curante o l’ufficio AI, se si ritiene che essi possano contribuire a individuare soluzioni all’interno dell’azienda stessa. Ovviamente tutto ciò avviene d’intesa con il collaboratore interessato.


Provvedimenti
Dato che non si può prevedere come evolverà la malattia, la persona affetta deve essere seguita da vicino dai superiori e dal servizio del personale. Nelle imprese di medie e grandi dimensioni, solitamente la gestione del personale è organizzata in maniera professionale, mentre nelle aziende più piccole questa funzione è svolta dal titolare: il servizio di consulenza di Parkinson Svizzera è a disposizione per dargli una mano. Il servizio del personale sbriga tutte le pratiche di natura assicurativa e salariale, e in più si occupa del coordinamento. Esso organizza le misure aziendali e convoca tutti gli attori attorno a un tavolo di discussione. Una collaborazione efficace e aperta tra tutte le parti interessate rappresenta un presupposto indispensabile per la buona riuscita del processo di soluzione dei problemi. Se è stata attestata un’incapacità lavorativa, si consiglia una notifica precoce all’AI: così facendo, si eviteranno inutili periodi d’attesa nel caso di una richiesta di rendita AI. Dr. phil. Esther Röthlisberger

Il team di consulenti di Parkinson Svizzera informa gratuitamente anche sul tema del Parkinson sul posto di lavoro: 091 755 12 00, info.ticino@parkinson.ch, www.parkinson.ch

 

 


Vuole continuare a leggere?

Vuole continuare a leggere? Allora ordini un numero gratuito.

Shop